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“Il coraggio di nuovi progetti” L’insegnamento politico-sociale di don Tonino Bello 6 giugno 2003 – San Pancrazio Salentino (Br) Relazione di Rino SpedicatoNon nascondo un senso di delicatezza ed insieme di stupore e di fascino nell’aprire i lavori di questo convegno-studi.Care amiche e cari amici, grazie a tutti Voi per essere qui, questa sera, a riflettere sull’insegnamento politico-sociale di don Tonino Bello, Vescovo umile come la Chiesa che sognava, profeta della pace, scomodo in vita e forse anche ora a dieci anni dalla sua scomparsa. Alla luce della sua testimonianza, sentiamo di dover imparare molto da lui, non perché ci consideriamo migliori degli altri, ma perché riteniamo indispensabile avviare una riflessione creativa e propositiva affinché anche il mondo della politica, possa riscoprirne la ricchezza e ripartire con “otre nuovo e vino nuovo”. Di fronte al pericoloso vuoto culturale in cui versa la politica, di fronte alla tabula rasa delle idee e dei valori spirituali, ridotti a scendiletto del mercato e della videocrazia, di fronte ad un pragmatismo senz’anima che segna in profondità il mondo della politica, riteniamo fondamentale riaffermare il valore della politica come vocazione e come servizio alla democrazia ed al bene comune.In questo anno formativo abbiamo tentato di sottolineare la necessità di una rifondazione ideale e culturale della politica per approdare, con motivazioni “nuove”, ad una rifondazione strutturale e programmatica della stessa. Durante questa esperienza itinerante ci sono stati d’aiuto autentici maestri e testimoni: Don Sturzo, don Milani, Aldo Moro, De Gasperi, Dossetti, il nostro Gilberto De Nitto di Latiano ed oggi don Tonino Bello, affinché il loro insegnamento possa rendere coraggiosa la politica nella sua tensione ad una storia ricca di tragiche inerzie, omissioni e degenerazioni. A questo servono i maestri-testimoni: a costringerci a guardare dentro di noi per tirare fuori originalità, libertà, passione, ingegno e profezia. Ma dei maestri-testimoni c’è bisogno anche per superare lo scoraggiamento che ci assale quando, “i giganti della concretezza”, con i loro sorrisini, ritengono inutile il lavoro che stiamo svolgendo. Questo incontro sul magistero di don Tonino Bello, rientra nell’ambito del Progetto-Formazione e costituisce la dodicesima tappa del 1° Corso di Formazione Politica Itinerante che ci sta portando nelle varie realtà locali della nostra provincia per approfondire una modalità di approccio alla politica che tenga conto della dimensione spirituale, storica e culturale. Purtroppo, oggi siamo di fronte ad un panorama politico alquanto desolante, nel quale le logiche fredde del calcolo, dell’arrivismo e della conservazione dello status quo hanno falsato, anche nell’immaginario collettivo, il ruolo dei partiti, degli operatori politici e dunque della stessa politica, al punto tale che è comprensibile la loro demonizzazione preventiva, anche se poi non si disdegna il ricorso a “quella” politica per riceverne favori e potere. A tal proposito mi tornano alla mente due espressioni molto significative di Alessandro Manzoni e di Don Luigi Sturzo. Manzoni diceva: “La politica senza storia è come un cieco che cammina senza guida”; Sturzo affermava: “Se non si avverte il senso del divino in politica tutto si deturpa; la politica allora degenera in mero arricchimento e corsa al potere”. Ormai questo nostro Corso di Formazione volge al termine. E’ stato un anno intenso ma particolarmente arricchente; chi verrà dopo di me alla guida del Settore Formazione Politica, mi auguro possa trovare un terreno arato ed amato sul quale poter far crescere la pianta della politica e con essa la consapevolezza che la stessa, come arte e come scienza, ha bisogno di una rigorosa coscienza spirituale, storica e culturale per stimolare tra la gente la passione per la partecipazione alla vita pubblica nel segno della solidarietà e della legalità. Il momento che viviamo ci sprona all’esercizio del discernimento dei “segni dei tempi”, ci impone di osare, di avere coraggio; ed è questa la politica “dei nuovi progetti” alla quale don Tonino ci richiama, quella politica che scaturisce da un sogno, cioè dalla riproposizione di valori ed ideali, quella politica che sappia “organizzare le speranze” e rispondere alle “attese della povera gente”. Don Tonino amava tenere frequenti incontri con gli operatori politici. Li incalzava, “con parole e segni spesso anche provocatori” (Guglielmo Minervini), affinché non dimenticassero il loro ruolo di servitori dell’uomo e delle comunità, perché la fede o è sorgente di impegno concreto per la pace e la giustizia sociale oppure è “sterile ipocrisia”. Li sollecitava a riscoprire il fine ultimo della politica: il bene comune. Li supplicava ad adoperasi perché potessero migliorare “la qualità della vita delle nostre città”. I problemi della disoccupazione, dell’emarginazione, delle disuguagliaze, della legalità hanno bisogno di trovare una politica “vera”, nella misura in cui diventa scelta missionaria ed espressione di una progettualità competente ed esigente. Don Tonino diceva che “lo slancio dell’utopia deve sempre coniugarsi con la praticità dei progetti”. Senza dimenticare la sua sollecitazione ad essere “dei contempl-attivi (con due t), cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione”, agendo “come il samaritano di cui parla il Vangelo”. “Ecco l’immagine dell’uomo politico, che non disdegna di sporcarsi le mani, che non passa oltre per paura di contaminarsi … Ecco il ruolo essenziale dell’uomo che esprime l’impegno politico-sociale sulla Gerusalemme-Gerico della vita. Farsi prossimo”. Certamente il sistema politico è malato, la crisi della politica è grave, la democrazia risente negativamente di questo grigio panorama politico-culturale. Questo stato di cose ha portato a ritenere la politica una cosa sporca. Molti cittadini si “disimpegnano dall’agone politico e amano rifugiarsi nell’esercizio sociale”. A costoro, e particolarmente ai cattolici, don Tonino diceva: “L’impegno sociale è una cosa buona, però il credente deve anche esprimere questa valenza di impegno sul crinale scosceso ed arduo della vita politica”. Ed infine non bisogna dimenticare che se la politica è sporca, la responsabilità è anche di chi non fa nulla per poterla cambiare. Ecco perché è urgente reagire a quello che Padre Bartolomeo Sorge definisce il “clima di depressione e di sconforto che paralizza le migliori energie” Bisogna, allora, fare qualcosa per restituire un’anima alla politica, per restituire la linfa vitale alla nostra ancor giovane democrazia. Caro Guglielmo, quando ho pensato a questo incontro e a quello che don Tonino può dire al mondo della politica, ho pensato subito a te, perché lo hai conosciuto ed hai lavorato insieme a Pax Christi, in Mosaico di Pace, in Luce e Vita, nella Meridiana. Infine, ho desiderato la partecipazione a questo convegno-studi del Sen. Gaglione e del Sindaco di Mesagne, Avv. Mario Sconosciuto, perché ritengo che nel loro operare politico stiano riscrivendo una modalità di essere in politica, con semplicità, trasparenza, umiltà, forti idealità e competenza. Don Tonino era solito riprendere uno splendido passaggio della Gaudium et Spes: “LA POLITICA E’ ARTE NOBILE E DIFFICILE”. Analizziamo tale frase: LA POLITICA: “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri” (Paolo VI). E’ ARTE: perché “chi la pratica deve essere un artista. Un uomo di genio. Una persona di fantasia. Disposta sempre meno alle costrizioni della logica di partito e sempre più all’invenzione creativa che gli viene richiesta dalla irripetibilità della persona. Arte, cioè programma, progetto, tirocinio, studio”. NOBILE: “perché legata al mistico rigore di alte idealità, nobile perché emergente da incoercibili esigenze di progresso, di pace, di giustizia, di libertà”. DIFFICILE: “perché esige il saper vivere nella conflittualità dei partiti, contemperando il rispetto e la lotta, l’accoglimento e il rifiuto, la convergenza e la divaricazione … Difficile, perché significa sottrarsi alla tentazione, sempre in agguato, dell’integrismo” ovvero del massimalismo. Ecco perché, secondo don Tonino, “è un delitto lasciare la politica agli avventurieri. E’ un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non vanno in fondo ai problemi, che snobbano le fatiche metodologiche della ricerca e magari pensano di salvarsi con il buon cuore senza adoperare il buon cervello”. Ci sia di aiuto nell’impegno politico-sociale la figura di Maria, che don Tonino descrive come “donna di parte”, “dalla parte dei poveri, naturalmente, degli umiliati e offesi di tutti i tempi… Basta leggere il Magnificat per rendersi conto che Maria si è schierata. Ha preso posizione …”. Don Tonino ci sproni al “coraggio di nuovi progetti”, a “vegliare nella notte” delle comunità, a liberare la politica dalla zavorra delle cose inutili e dannose e dai tanti condizionamenti che la costringono a volare basso. Don Tonino, apostolo del coraggio e dell’impegno possa aiutarci a distruggere la zavorra che è dentro di noi, per sperimentare l’urgenza della riscoperta dell’innocenza di sé, del prossimo e della natura. L’insegnamento politico-sociale di don Tonino ci aiuti a promuovere la cultura dell’innocenza, della semplicità, della trasparenza, dell’onestà, della pace che ridona spiritualità e slancio ideale alla politica, all’economia, ai rapporti umani e che porta a sostituire nei nostri cuori il vecchio concetto machiavellico del “fine che giustifica i mezzi”, “appannaggio del Principe e di ogni potere accentratore e tirannico, che sfocia in fame e guerre, con quello del mezzo che contiene il fine (Gandhi) che sfocia nella terra dove scorre latte e miele, giustizia e pace” (don Tonino Bello). Questa è l’aurora che vogliamo. Questa è la politica nella quale crediamo e per la quale ha senso donare il proprio tempo, la propria mente, il proprio cuore e rischiare la fatica, le difficoltà, gli errori e le incomprensioni della gente, talvolta anche delle proprie famiglie. E se poi ci chiedessero a bruciapelo una definizione “di quel che dovrebbero essere i politici”, vorremmo rispondere con le stesse parole di don Tonino: “OPERATORI DI PACE” ! Perché “si serve la causa della pace quando l’impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano sommerse da fiumi di rettitudine e le strade cedano sotto un’alluvione di solidarietà”. C’è un sogno che ha fatto nascere questo convegno: ripartire dall’insegnamento di don Tonino, che è per tutti gli uomini di buona volontà e per tutti gli operatori politici, per rimotivare e richiamare tutti, politici e non, a riconsiderare e rimeditare il valore della politica. C’è un’espressione di Giorgio La Pira, molto amata da don Tonino: “La politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’intima unione con Dio”. Amiamola e conserviamola anche noi, come intimo ricordo di questo incontro, perché possiamo provare a crescere anche noi in un volontariato politico sincero, competente ed esigente. Buon lavoro a tutti. Rino Spedicato
San Pancrazio Salentino, lì 6 giugno 2003 |
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